edition (critical)

Il difetto di Bédier è evidentemente quello di non accorgersi che un’edizione critica è, come ogni atto scientifico, una mera ipotesi di lavoro, la più soddisfacente (ossia economica) che colleghi in sistema i dati (Contini 1942, 129).

edizione critica (testo incompiuto) La maggior difficoltà editoriale oggettiva è proposta da opere postume incompiute, che presentano frammenti e redazioni sostitutive o alternative, magari accompagnate da abbozzi di sommari non esaurienti o contraddittori. Sogliono invece essere oggetto di vituperio, o al minimo di serie riserve, i primi editori di capodopera moderna come le Grazie foscoliane, il libro linguistico manzoniano, i frammenti di Hölderlin o, più vicino a noi, certi inediti di Proust (Jean Santeuil, Contre Sainte- Beuve), i romazi di Kafka, la gran summa narrativa di Musil (Contini 1986, 9).

Un’edizione assolutamente scientifica, quale è ovviamente augurabile, non però sempre necessariamente in prima istanza, paga un pedaggio di ‘illeggibilità’. Leggibilità e illeggibilità, quasi in una sorta di principio d’indeterminazione, corrispondono a funzioni diverse della fruizione letteraria. È comprensibile che chi si preoccupa della ‘vita’ di una scrittura, fino al punto di supplirvi, per incongrua generosità, con estratti dalla sua propria, respinga nel gelo del museo o nella polvere dell’archivio ciò che in qualche caso rischia di essere una caricatura della filologia (Contini 1986, 9).

Edizione critica d’autore– Posta l’esistenza di un autografo o altro documento autorizzato, anche la sua riproduzione è critica. Ogni edizione è interpretativa: non esiste un’edizione-tipo, poiché l’edizione è pure nel tempo, aprendosi nel pragma e facendo sottostare le sue decisioni a una teleologia variabile. All’ambizione di un testo-nel-tempo corrisponde altresì l’elasticità d’un edizione-nel-tempo (Contini 1986, 14).

Fredson Bowers has used “critical edition” to mean a text that derives from more than one source text. That is what I mean by the term as well  (Shillingsburg 1986, 2).

non si ripete mai abbastanza, visto che la questione non cessa di essere risollevata, che un’edizione critica è uno strumento di lavoro, fondata su un’ipotesi e per servire al riconoscimento di una situazione storica: che, nel caso di testi a tradizione non d’autore, mira alla ricostruzione di una realtà esistita, ma non esistente, sulla base dell’esistente, ossia dell’interpretazione dell’esistente come testimonianza dell’esistito, con razionale spiegamento di tutti i dati serviti a tale interpretazione in modo che possano essere utilizzati per un’interpretazione e ricostruzione diversa; nel caso di testi a tradizione d’autore, alla ricostruzione e all’interpretazione della tradizione stessa (con caratteristica identificazione dei due termini fondamentali del recupero storico di un prodotto letterario, storia della tradizione e critica del testo: la tradizione è il testo), rendendo conto della formazione ed elaborazione dell’opera, abbia questa avuto o no compimento (De Robertis 1990, 302-303).

By English-language definition, the adjective critical refers to the establishment of the text, which in modern Anglo-American editing tends to mean that he or she establishes it eclectically from all evidence of authorial text (unrevised and revised) provided in the authoritative transmission. This procedure is recognizable as a special modification of the original endeavor of textual criticism as exercised upon classical and medieval texts to separate authentic text from textual corruption in the transmission. The German editorial mode derives from the same origins, as is quite explicit from its label for the ‘critical edition,’ which is historisch-kritische Ausgabe. Under the conditions of transmission of classical and medieval texts, to establish an edition text critically requires analyzing the transmission historically. That is common ground. The difference enters in the mode of application of the traditional approach to modern texts. What Anglo-American editing has upheld is the adjective critical, reapplying it to competing authorial variants and their treatment. The German type of scholarly edition, by contrast, has–in the face of modern texts–strengthened the adjective element historical (historisch). Concomitantly, the element critical (kritisch) is understood to apply not so much to the establishment of the text as to the analysis–the critique–of the text’s genesis and history (Gabler 1995, 2-3).

Fredson Bowers used critical edition to mean a text that derives from more than one source text. In general that is what I mean by the term as well, but enough disagreement has developed over the terms critical and scholarly to warrant a further analysis (Shillingsburg 1996, 2).

The central controversy, which may be loosely defined as a conflict between intentionalists and materialists, is a debate over the validity of ‘the critical edition.’ General readers are likely to call a critical edition a ‘definitive’ text, established for all time by scholars, and complemented with notes and critical essays in the back. This is a double misconception: no edition, critical or otherwise, can be ‘definitive,’ and an edition is ‘critical’ not simply because publishers bind the primary text along with secondary criticism. The critical edition is a genre of scholarly editing in which a text is constructed usually after the inspection, and sometimes the conflation, of significant versions of the work; it is also a text that is invariably emended along certain principles so as to bring it closer to an announced notion of intentionality. This approach differs from diplomatic and facsimile editing, which attempts to reproduce, without conflation or emendation, a singular occurrence or physical version of a work, like a particular manuscript, or a first or revised edition so as to render the text as closely as possible to the historic original (Bryant, 2002, 20).

La conclusione naturale di uno studio di critica testuale è la realizzazione di un’edizione critica. Si tratta di un’edizione ‘scientifica’ dell’opera, tale cioè che possa essere utilizzata dal lettore come testo ‘ufficiale’ e affidabile, e nella quale si affrontino i problemi posti da quello specifico testo in ordine al suo stato di conservazione e, ove necessario, alla sua ricostruzione. Essa può consistere nella riproduzione dell’originale, se è conservato; o in un’ipotesi di ricostruzione dell’originale, se esso non è conservato; o ancora nella pubblicazione comparativa di testi diversi, ognuno dei quali gode della qualifica di originale o è comunque importante ad illustrare il processo di sviluppo testuale (Chiesa 2002, 24).

Con carácter general, puede definirse una edición crítica como la edición de un texto en la que el editor se sirve de todos los elementos que la tradición pone a su disposición haciendo un uso crítico de ellos, es decir, sopesando y valorando su importancia a la hora de fijar un texto en concreto, aceptando unos testimonios y lecturas y rechazando otros (Martín 2009, 367).

Les éditions critiques traditionnelles publient la production d’un auteur en la divisant selon la typologie des documents: d’un côté les oeuvres, de l’autre côté les écrits posthumes, ensuite la correspondance (divisée souvent entre lettres envoyées et reçues), éventuellement des témoignages et des documents biographiques, et ainsi de suite. L’édition génétique, en revanche, rassemble et organise ces mêmes documents suivant la notion de dossier génétique (D’Iorio 2010, 49).

En effet, l’édition critique des auteurs anciens se propose de reconstruire un texte dont l’original est perdu à partir d’un ensemble de copies contenant des versions discordantes; dans le cas d’auteurs modernes, elle vise à établir le texte que l’auteur entendait publier en l’expurgeant des fautes intervenues lors de l’impression (D’Iorio 2010, 50).

This is the reason for the term “critical” edition. […] The business of determining what the author intended is inevitably a critical act, though in a critical edition its subjectivity is traditionally hedged in at every point by whatever can be ascertained or inferred about the history of the work’s writing and early production (Eggert 2013, 104).

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