variant (authorial)

variante d’autore (‘excursus bibliografico’)
Lo studio dell’elaborazione testuale può fondarsi o sulla comparazione con elementi esterni o su un’analisi interna, e perciò considerare il testo o come funzione (biografica) o come potenza. Lo studio filologico e documentario delle varianti tratterebbe le redazioni primitive come potenza e l’ultima come funzione (Contini 1986, 13).

Uno scrittore che introduca modifiche nel testo di una sua opera della quale già sono state tratte copie dà  luogo a una tradizione che conserva, oltre alla prima, la seconda (od altra ancora) fase con varianti d’autore (Stussi 1994, 106).

Per le Grazie del Foscolo e per Il partigiano Johnny di Fenoglio, che abbiamo appena citato, gli autografi conservati sono in realtà più di uno: ciascuno rappresenta un momento del processo di creazione dell’opera, ed è poco o tanto diverso dagli altri, per forma, struttura, contesto o finalità. Per queste opere, come per molte altre, abbiamo dunque attestate quelle che abbiamo già più volte chiamato varianti d’autore (Chiesa 2002, 153).

If, after some time has elapsed, an author decides to modify a text to reflect new compositional ideas, new stylistic ideals, or changed grammatical criteria, the editors will have to distinguish clearly between the different versions A, B, C, etc. That is because, while variants introduced by copists (transmission variants) constitute arbitrary textual layers that need to be identified and removed wherever possible, the editor’s failure to recognize authorial variants, or rather different authorial versions of the same text, results in a hybrid text that does not reflect in the least the plans and intentions of its author (Trovato 2014, 161).

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